IVA e regime OSS per le vendite online, anche estere

IVA e regime OSS per le vendite online: soglia 10.000 euro, sportello unico UE, IOSS per extra-UE. Tutto ciò che serve sapere senza complicazioni.

Redazione ecommerceit
Maggio 19, 2026 · 6 min
IVA e regime OSS per le vendite online, anche estere

L’IVA è il punto in cui la fiscalità dell’ecommerce smette di essere un tema italiano e diventa un tema europeo. Le regole introdotte dal 1° luglio 2021 hanno semplificato in modo significativo la vita dei venditori online: una soglia annua europea unica per le vendite a distanza B2C, un sistema di sportello unico (OSS) per dichiarare e versare l’IVA dovuta nei diversi Paesi UE attraverso l’Agenzia delle Entrate italiana. Le regole sono accessibili, ma vanno capite bene perché determinano se la gestione dell’IVA estera è un compito banale o un labirinto di partite IVA in ogni Paese.

La soglia dei 10.000 euro e la regola europea

Per le vendite a distanza intra-UE verso consumatori privati esiste una soglia annua complessiva di 10.000 euro (al netto dell’IVA), valida cumulativamente per tutte le vendite B2C transfrontaliere all’interno dell’Unione. La soglia si calcola sull’anno precedente e sull’anno in corso.

Fino al raggiungimento della soglia, si applica l’IVA del Paese d’origine: per un venditore italiano significa IVA italiana sulle vendite a consumatori francesi, tedeschi, spagnoli e così via.

Superata la soglia, ogni vendita transfrontaliera B2C deve essere assoggettata all’IVA del Paese del consumatore: una vendita in Francia richiede IVA francese, una in Germania IVA tedesca, una in Spagna IVA spagnola. La soglia opera in modo cumulativo: se hai venduto 6.000 euro in Germania e 5.000 in Francia, hai superato i 10.000 euro complessivi e da quel momento entri nelle nuove regole anche per i Paesi in cui hai venduto poco.

Per i servizi elettronici (commercio elettronico diretto: software, contenuti digitali, corsi online) la stessa soglia si applica al pari delle cessioni di beni. Per servizi e beni va calcolato un totale unico.

Per inquadrare la cornice fiscale completa di un ecommerce italiano, il riferimento è il pillar su fiscalità dell’ecommerce.

Come funziona il regime OSS

Il regime OSS (One Stop Shop) è un sistema opzionale di sportello unico che permette di gestire l’IVA dovuta nei Paesi UE attraverso un’unica dichiarazione trimestrale presentata in Italia, senza dover aprire posizioni IVA in ogni Paese.

L’iscrizione si fa sul portale dell’Agenzia delle Entrate, sezione dedicata, con decorrenza dal trimestre successivo a quello in cui si fa richiesta (per chi inizia subito a vendere oltre soglia, c’è anche un’attivazione immediata). L’iscrizione si fa con una sola domanda valida per tutta l’UE.

La dichiarazione OSS si presenta trimestralmente, entro il mese successivo alla fine del trimestre (es. per il 1° trimestre la scadenza è il 30 aprile). Nella dichiarazione si indicano, per ogni Paese di destinazione, l’importo totale delle vendite e l’IVA dovuta secondo le aliquote locali. Il versamento si fa all’Agenzia delle Entrate italiana in un’unica volta, e l’Agenzia provvede a redistribuire l’IVA ai singoli Paesi.

Le aliquote da applicare sono quelle del Paese del consumatore: per ogni vendita serve quindi sapere l’aliquota IVA del Paese di destinazione per la specifica categoria di prodotto. Le piattaforme ecommerce moderne (Shopify, WooCommerce con plugin appropriati) gestiscono automaticamente l’applicazione delle aliquote corrette in funzione del Paese del cliente.

L’alternativa al regime OSS è aprire una posizione IVA in ogni Paese UE in cui si superano le rispettive soglie nazionali. Era la modalità ordinaria prima del 2021; oggi è ragionevole solo per grandi gruppi multinazionali con strutture amministrative dedicate. Per le PMI italiane, OSS è quasi sempre la risposta.

IOSS e vendite extra-UE

Per le vendite di beni di basso valore (≤ 150 euro) importati nell’UE da Paesi terzi esiste il regime IOSS (Import One Stop Shop). Permette al venditore o all’intermediario di applicare l’IVA all’atto della vendita, gestendola tramite sportello unico, con il vantaggio di evitare il pagamento dell’IVA in dogana al momento dell’importazione.

IOSS è utile per chi: importa prodotti da paesi extra-UE per rivenderli in UE (modelli di dropshipping da Cina, Stati Uniti, ecc.), opera su piattaforme che hanno integrato IOSS, vuole dare al cliente finale un’esperienza più fluida (prezzo IVA inclusa, niente sorprese in dogana).

L’iscrizione a IOSS richiede di norma un rappresentante fiscale in UE per i venditori non stabiliti nell’Unione. Per venditori italiani che importano per rivendere in UE, IOSS si attiva con procedure analoghe a OSS.

Le vendite extra-UE verso consumatori in Paesi terzi sono cessioni all’esportazione, di norma non imponibili IVA italiana ai sensi dell’art. 8 DPR 633/72, a condizione che l’uscita dal territorio UE sia documentata correttamente (dichiarazione doganale di esportazione, prova di uscita). La fiscalità nel Paese di destinazione segue regole proprie: in alcuni casi è il consumatore a pagare l’IVA locale in dogana, in altri il venditore deve registrarsi nel Paese se supera soglie locali (es. Regno Unito, Svizzera, USA con regole per Stato).

Forfettario e OSS: il punto delicato

Un nodo specifico riguarda i contribuenti in regime forfettario. Il forfettario in Italia non prevede gestione IVA in fattura per le vendite italiane; al raggiungimento della soglia OSS (10.000 euro di vendite intra-UE), la situazione si complica.

L’approccio condiviso oggi: il contribuente forfettario può accedere al regime OSS per gestire le vendite intra-UE oltre soglia. In OSS si dichiara e si versa l’IVA dovuta nei singoli Paesi UE, anche se in Italia il forfettario non applica IVA. È una doppia disciplina che convive: per le vendite italiane resta il regime semplificato forfettario; per le vendite intra-UE oltre soglia entra l’OSS con le aliquote locali.

La conseguenza pratica: chi è in forfettario e supera la soglia OSS deve gestire un livello di complessità che il regime semplificato non garantisce. Per molti ecommerce italiani che iniziano a vendere all’estero, è il momento di rivalutare se il forfettario resta conveniente o se ha senso passare al regime ordinario. La valutazione va fatta con un commercialista esperto di ecommerce, perché le interazioni sono articolate.

Per gli aspetti dell’apertura della partita IVA e della scelta del regime, c’è l’approfondimento su come aprire la partita IVA per un ecommerce. Per gli adempimenti operativi (fatturazione, corrispettivi, scadenze), c’è l’approfondimento dedicato a adempimenti fiscali, fatturazione e dichiarazioni. Per il quadro generale dell’internazionalizzazione cross-border — che ha implicazioni non solo fiscali — il riferimento è l’approfondimento su internazionalizzazione dell’ecommerce.

Domande frequenti

Devo iscrivermi al regime OSS subito o solo al superamento della soglia?

Non c’è obbligo di iscrizione prima del superamento della soglia: fino a 10.000 euro di vendite cumulate intra-UE si applica l’IVA italiana e si gestisce tutto nelle liquidazioni nazionali. L’iscrizione a OSS diventa necessaria al superamento. Conviene comunque iscriversi con anticipo se si prevede di superare la soglia nei mesi successivi, per essere già operativi quando le vendite oltre soglia partono.

Cosa succede se vendo in UE senza essere iscritto a OSS dopo aver superato la soglia?

Si è in violazione: l’IVA dei Paesi di destinazione è dovuta e va versata. In assenza di OSS, l’unica alternativa è aprire posizioni IVA nei singoli Paesi. Le sanzioni per omissione dell’IVA estera vanno dal 90% al 180% dell’imposta non versata, oltre agli interessi. È uno degli errori più costosi nella gestione fiscale dell’ecommerce: monitorare le vendite cumulate intra-UE e attivare OSS per tempo è un compito amministrativo che non si può rimandare.

Le aliquote IVA dei diversi Paesi UE sono uguali?

No, variano. L’aliquota IVA ordinaria oscilla tra il 17% (Lussemburgo) e il 27% (Ungheria), con aliquote ridotte per categorie specifiche di prodotti che variano per Paese. Ogni vendita oltre soglia richiede l’aliquota corretta del Paese del consumatore per la specifica categoria di prodotto. Le piattaforme ecommerce moderne gestiscono automaticamente le aliquote con tabelle aggiornate; gestire manualmente le aliquote è impraticabile oltre pochi Paesi.

Si applica OSS anche alle vendite B2B?

No. OSS si applica alle vendite a distanza B2C verso consumatori privati. Le vendite B2B intra-UE seguono le regole delle cessioni intracomunitarie tra soggetti passivi IVA: non si applica IVA italiana, e l’acquirente assolve l’IVA del proprio Paese in regime di inversione contabile (reverse charge), previa verifica del codice VIES dell’acquirente. Per le vendite a privati identificabili con partita IVA in altri Paesi UE, va distinto il caso B2C dal B2B sulla base del comportamento del cliente.

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